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Addio a Chantal Akerman

Addio a Chantal Akerman, figura centrale del modernismo e del cinema di ricerca dagli anni ’70

Si è spenta a sessantacinque anni Chantal Akerman, una delle autrici sperimentali più importanti della storia del cinema.

Nata a Bruxelles il 6 giugno del 1950, la regista ha scosso con la sua inaspettata scomparsa (si teme si tratti di suicidio) il mondo della settima arte, passione e professione a cui ha dedicato la sua intera carriera.

Dopo essere stata folgorata, a quindici anni, dalla visione de «Il bandito delle 11» (1965) di Jean-Luc Godard, s’iscrisse alla scuola di cinema della capitale belga ma, allo studio, preferì dei lavoretti per ottenere qualche risparmio e realizzare i suoi primi cortometraggi.

Firma il primo lungo, «Hôtel Monterey», nel 1972 ma il suo lavoro più significativo in assoluto sarà il successivo «Jeanne Dielman, 23, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles» (1975).

Considerato il manifesto del cinema femminista, è una grande opera sperimentale che, in ben 201 minuti, racconta la vita di una madre e casalinga annoiata, alle prese con le proprie faccende quotidiane, tra lavoretti domestici e clienti che la pagano in cambio di prestazioni sessuali. La sua routine verrà interrotta da un atto violento e inatteso.

All’epoca fece molto parlare di sé, ma ancora oggi è un film potentissimo e strutturato con un invidiabile rigore geometrico.

Tra i suoi tanti lavori degli anni Ottanta (compresi diversi cortometraggi), si ricorda in particolare il bel «Tutta una notte» (1982), un’altra pellicola originale e sorprendente, che segue molteplici personaggi nell’arco di una sola nottata.

Successivamente, firma anche opere più “tradizionali” dal punto di vista narrativo: dal notevole «Notte e giorno» (1991) al banale «Un divano a New York» (1996), con protagonisti Juliette Binoche e William Hurt.

Con l’avvento del nuovo millennio, dirige un film ambiziosissimo e riuscito a metà: «La captive» (2000), con Stanislas Mehrar e Sylvie Testud, ispirato a «La prisonnière», quinto capitolo della «Recherche» di Proust.

Il suo ultimo lavoro, «No Home Movie», è stato presentato in concorso al Festival di Locarno 2015: si tratta di un documentario che racconta il suo rapporto con la madre, durante l’ultimo periodo di vita di quest’ultima, e che oggi acquista una valenza ancor più angosciosa.

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