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CONCORSO LE DONNE RACCONTANO: Il racconto di un mondo diverso ma spesso ignoto

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Sono sette le opere selezionate da Sergio Di Giorgi, con Stefania Scattina, per questa edizione del concorso Le Donne Raccontano tra esse tre anteprime italiane e una internazionale. Tutti i film cercano o accolgono il racconto di un mondo diverso ma spesso ignoto, anche quando vive al nostro fianco.

Ad accomunare lo sguardo delle registe vi sono, da un lato, le identità plurime che esse indossano e, dall’altro, il senso di un’urgenza, quella dei protagonisti delle storie, ma anche la loro, più intima e personale.

Güldem Durmaz con Kazarken – As we Dig, suo primo lungometraggio, decide di scavare in profondità
e intraprendere il viaggio – tanto necessario quanto doloroso – verso le sue origini.

Kita Bauchet con Une vie contre l’oubli, grazie anche alla sua esperienza televisiva, seleziona e impagina con grande cura i 40 anni di costante engagement di André Darteville, giornalista belga e inventore di tanti programmi e format televisivi, dallo sfruttamento del lavoro e dalle lotte per l’aborto in Belgio ai fronti caldi del conflitto mediorientale.

Puro ed essenziale, e senza bisogno di parole, è lo sguardo della giovane cineasta russa esordiente Nadya Zakharova.
Il suo film Fire, cresce su se stesso, come il fuoco, nel ritmo e nel movimento del montaggio.

Manuela Bastian, in Where to, Miss? insegue da vicino il sogno di Devki di diventare tassista in un racconto di ampio respiro, ma che non perde mai di tensione emotiva, in un contesto quello indiano dove le donne difficilmente riescono a liberarsi dai loro ruoli prestabiliti.

E poi l’attualità, bruciante in tutti i sensi. Più che mai, anche in Europa, l’integrazione resta illusoria, come un miraggio, forse solo la lingua dell’arte può renderla reale. Ci prova Daniela Lucato con When I Dance, un’inchiesta e al tempo stesso una sorta di saggio emozionale sulla capacità del corpo umano di rappresentare e raccontare le vite degli altri.

Ma i muri restano alti, e spessi. Crescono nelle “stanze vuote” dell’incomunicabilità, quella tra genitori e figli, come quella di Sabri, 19 anni, che ha abbandonato la sua famiglia per andare in Siria a combattere la Jihad. Il dramma dei “foreign fighters” raccontato in La chambre vide della regista Jasna Krajinovic.

Ma l’incomunicabilità regna persino nea-bitter-storylle strade della provincia italiana, a Barge e Bagnolo, nel cuneese, dove vive oggi la seconda comunità cinese d’Europa, una storia dal retrogusto amaro, A Bitter Story di Francesca Bono.

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