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La forza del documentario è guardare la realtà dall’alto

«Nel momento in cui ogni notizia è diventata fiction l’unico racconto della realtà è il documentario in tutte le sue varianti». È Agnese Fontana, produttrice e presidente Doc/it, a descrivere così la profonda mutazione e importanza del genere documentario: entrato nelle sale cinematografiche e in grado di descrivere la complessità del presente partendo da un punto di vista autoriale.

E proprio Doc/it, Associazione documentaristi italiani, partecipa alla consultazione pubblica (iniziata il 12 aprile), promossa da Palazzo Chigi e dal Ministero dello Sviluppo economico, sul futuro dei contenuti del servizio radio-televisivo statale. Da maggio la consultazione si allarga anche ai cittadini, le cui opinioni saranno raccolte attraverso un questionario on-line, presente sul sito del governo per 45 giorni.

Dei 16 tavoli tecnici, convocati per raccogliere idee e suggerimenti, e confrontarsi con i professionisti di settore, uno è dedicato al documentario. Un genere che negli ultimi anni si è imposto come fonte d’informazione alternativa a quella cronachistica, un modo di raccontare la realtà da un punto di vista forte, autoriale; una creazione artistica a tutti gli effetti, che usa la materia viva senza tradirla. Esempio illustre è il recente docufilm Fuocoammare di Gianfranco Rosi, «Orso d’Oro al Festival di Berlino» e candidato ai David di Donatello.

«L’Italia, quando non vince l’Oscar per le grandi produzioni, si segnala al mondo con il cinema documentario. Il nostro paese fino ad ora è stato uno tra gli ultimi a dargli spazio nelle sale cinematografiche, ma qualcosa sta cambiando», sottolinea Agnese Fontana.

Negli ultimi anni il film-realtà sta conoscendo un periodo di forte visibilità e circuitazione. Una tendenza che vede in aumento anche la presenza delle donne, benché i numeri parlino ancora di percentuali basse: a livello europeo si conta solo il 13% di donne registe, come ha registrato la ricerca European Women’s Audiovisual Network, presentata all’ultima edizione della Berlinale.

Non a caso, Doc/it a maggio aprirà il bando, «Doc/it Women Award», rivolto a tutti i progetti di documentario che rispettino almeno due requisiti di presenza o tematica femminile tra storia, regia e produzione. Il progetto vincitore del premio si aggiudicherà la partecipazione al pitching pubblico ai prossimi Italian Doc Screening.

Uno sguardo sul femminile e sull’importanza del film-realtà arriva direttamente dalle protagoniste di questo settore.
«Oggi le donne sono più curiose e più disposte al cambiamento», racconta Antonietta De Lillo, regista, fotografa e giornalista, da poco insignita del Nastro d’Argento Speciale alla carriere dal Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani. «Per creare cinema-realtà è necessario un grande lavoro collettivo, in cui è necessaria la collaborazione di tutte le maestranze che partecipano al progetto. Un aspetto sicuramente molto femminile». E collettivo e femminile sono elementi che si trovano nella sostanza del suo ultimo film Oggi insieme domani anche. Un film partecipato realizzato componendo un mosaico di materiali eterogenei (foto, video, inchieste) inviati da filmaker e privati cittadini, per raccontare da un punto di vista «partecipato» e inedito l’amore oggi (dal 5 maggio a Roma, Apollo 11; dal 19 maggio a Milano, Cinema Beltrade; dal 27 maggio a Torino, Cinema Massimo).

«Un’inchiesta sull’amore, dove la diversità convive con grande armonia – spiega De Lillo – in un momento in cui il dibattito sulla famiglia è molto accesso. Un progetto nato 5 anni fa a cui hanno aderito in maggioranza donne. Nel film, infatti, l’80% dei contribuiti sono storie che arrivano da donne».

Un aspetto che apre ad un’ulteriore riflessione. «Noi donne – aggiunge Antonietta De Lillo – abbiamo una capacità di guardare le cose dall’alto, nell’insieme della loro complessità, mentre l’uomo entra più facilmente nel labirinto della vita senza perdersi. Si tratta di sensibilità diverse; ognuna ha da dare qualcosa all’altra».

Che il cinema-realtà sia un’arte collettiva, dove è forte il lavoro di squadra, tipicamente femminile, è un’idea condivisa anche da Paola Sangiovanni, regista insieme alla collega croata Nina Mimica del film La linea sottile.

Le due registe affrontano un tema molto forte, quello della violenza sulla donna in contesti estremi, indagando quel confine sottile tra la norma e il male.

Il racconto della violenza subita e abusata da due punti di vista diversi: la storia di Bakira, una delle prime donne in Bosnia ad aver denunciato gli stupri durante il conflitto nella ex-Jugoslavia, si intrecciano a quelli di Michele, soldato di leva nel contingente italiano in Somalia, sotto accusa per gli abusi perpetrati sui civili da parte dei militari.

«Per narrare queste due storie – racconta Sangiovanni – abbiamo scelto uno sguardo obliquo. Sono due personaggi forti, ma anomali. Mantenere l’equilibrio tra le due storie era la grande scommessa di questo film».

La violenza è il minimo comun denominatore per entrambi i protagonisti, anche se in posizioni e guerre diverse.
«Abbiamo scelto un montaggio alternato – continua Paola Sangiovanni – creando echi e suggestioni. Alcuni dei materiali utilizzati nel film sono quelli girati da Miran Hrovatin, prima che venisse ucciso. Non è solo un racconto legato alla guerra, dietro la storia dei due protagonisti si possono rintracciare elementi della nostra cultura, dei nostri modelli di comportamento. E anche tabù, come la mancanza di una normativa sulla tortura, uno dei motivi per cui il film è patrocinato da Amnesty International» (al Cinema Apollo il 5 maggio, alle 21.30)

È invece inedito in Italia il documentario MagicArena, prodotto da Agnese Fontana, che ha curato anche la sceneggiatura assieme ai due registi Andrea Prandstraller e Niccolò Bruna. È il racconto di come si costruisce un’opera lirica, «il dietro le quinte» dei professionisti dello spettacolo, realizzato in occasione dell’allestimento della Aida verdiana, con la regia della catalana Fura Del Baus, per celebrare il centenario del Festival della Lirica.
Tre esempi di quanto sia forte l’impatto del documentario, che per sua stessa natura usa un punto di vista inedito per leggere e raccontare la realtà.

Risponde a questa esigenza il bando lanciato dall’Associazione documentaristi Italiani: Doc/it Women Award a cui si potrà partecipare a partire dal mese di maggio. Il bando è aperto a tutti i progetti di documentario che rispettino almeno due requisiti di presenza o tematica femminile tra storia, regia e produzione. Il progetto vincitore del premio si aggiudicherà la partecipazione al pitching pubblico ai prossimi Italian Doc Screening.

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