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LE ALI VELATE

NADIA KIBOUT
ITALIA 2016, 14′ 26”
Music: Peitor Angell
Montaggio: Tina Mascara

nadia-kibout-directorImma deve recarsi a Salerno per il compleanno della sua nipotina, a cui vuole portare un regalo: un coniglietto che la bimba desidera da tempo. Consultando internet, entra nel sito Blablacar, dove offrono passaggi in auto. Prende contatti con Nadia, giovane donna araba, che veste il velo secondo i precetti dell’islam, anche lei deve recarsi per il week end a Salerno con suo figlio. Nadia, è una ragazza gentile e solare, rimasta vedova a venticinque anni. Imma verrà coinvolta suo malgrado in avvenimenti che caratterizzeranno un breve ma avventuroso viaggio.


Nadia Kibout

Sono molto sensibile alla tematica dell’identità soprattutto per quanto riguarda chi come me ha origini nel nord Africa o comunque chi è figlio di immigrati che sia di prima seconda o terza generazione secondo me il discorso non cambia. La crisi di identità arriva sempre. Io l’ho vissuta a lungo questa crisi d’identità. Sapere chi sono esattamente dalle mie origini all’oggi, la persona che sono riuscita a costruire etc. Anche se è una continua ricerca diciamo che la crisi è passata. Oggi riesco a stare al mondo e vivere la mia arte, la mia posizione di donna, mamma, attrice. E oggi regista. Dico spesso che il mio passaggio alla regia rappresenta una nascita ed è proprio così. Più ci penso e più ne sono convinta. Per anni ho tenuto dentro di me un mondo, il mio mondo, lo ritenevo non adeguato, non all’altezza, me ne vergognavo, troppo drammatico per certi versi, troppo buffo per altri. Sempre troppo. Un continuo disagio. Ora che sono passata alla scrittura per esprimere questo mio mondo, e la mia visione delle cose, sento la necessità di condividerlo e di regalare un qualcosa. Non mi sono mai sentita in diritto di dire le cose che penso, di esprimermi come volevo. La scrittura e la regia me lo permettono. Credo di essermi finalmente liberata da un peso. Il peso della famiglia, il bagaglio ingombrante di un passato carico di tradizioni che non per forza mi devono appartenere perché ho capito ora che ho la possibilità di scegliere. Oggi mi sono aperta alla vita e mi sono riconosciuta. Non è facile venire al mondo in una famiglia composta in sostanza da soli maschi. Sono stata l’ultima nata di una famiglia di nove bambini maschi con un padre che non era il mio ed una madre succube e schiava che per due volte ha rischiato di lasciarci tentando il suicidio. Oggi vedo attraverso mio figlio tutta la forza e l’energia che ho per stare al mondo e voglio vedere sempre tutto ciò che di positivo mi circonda, senza smettere di sognare.