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Sguardi Altrove intervista Francesca Lixi

Ciao Francesca. Nel suo percorso accademico, prima di iniziare a frequentare la Scuola Civica di Cinema a Milano, ha frequentato scuole e seminari teatrali. Che importanza hanno per lei gli studi teatrali nella direzione di un film?

Credo possano avere importanza. Lo studio e l’analisi di un testo drammaturgico, dal puntodi vista dell’interpretazione, sviluppano l’attitudine alla ricerca di un senso. Avviano un percorso di avvicinamento sia a ciò che l’autore narra sia a ciò che, di quella narrazione, ci
raggiunge. È anche questo uno dei modi per elaborare e integrare il proprio modo di vedere il mondo.

Il fatto che le donne registe siano ancora una minoranza sembra poco interessante per le istituzioni. I dati statistici dicono che lavorano prevalentemente gli uomini, come se il cinema fosse riservato solo a loro…Cosa pensa a riguardo?

Non mi sento di generalizzare ma posso considerare il dato di fatto e la mia esperienza. Ho avuto molta difficoltà a trovare il modo per dare spazio al mio lavoro; nel percorrere la strada, con certezza, mi sono trovata accanto prevalentemente uomini e non sempre sono stata presa sul serio. Non mi sento però di dire che questo sia sempre stato legato totalmente al mio genere di appartenenza.

Che consigli potrebbe dare a una regista esordiente di vent’anni, oggi?

Devo dire che su “i consigli da dare” mi trovo in completa difficoltà. Spesso quelli che io ho ricevuto quando avevo vent’anni non hanno dato gli esiti che, probabilmente, chi me li aveva elargiti, si aspettava. Ho difficoltà ad indossare questa veste. Lavoro spesso con i ragazzi e la mia esperienza è che, essendo il loro un mondo molto complesso, non credo che un consiglio generalizzato abbia senso. Quando posso e come posso, nel mio lavoro, cerco di aiutarli a riconoscere l’eccitazione che produce la capacità di creare dei collegamenti fra contenuti ed esperienze e di allenarli alla ricerca di nuovi riferimenti, da tenere in serbo fino a che non si accende un nuovo personale collegamento che origina un nuovo pensiero, una nuova visione.

“Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente” eppure “le donne sono la colonna vertebrale della società” affermava la straordinaria Rita Levi Montalcini. Pensa ci sia un modo efficace per superare la disparità tra uomo e donna in ambito cinematografico?

Penso che riavviare un confronto dialettico, in ambito cinematografico, come in tutti gli ambiti, potrebbe essere uno dei modi. Credo che manchi un confronto che abbia come obiettivo non tanto il riconoscimento delle differenze (pure sacrosante!) fra il maschile e il
femminile, quanto il conoscersi. Il maschilismo e la misoginia sono figli dell’ignoranza e dell’inconsapevolezza (come pure tutti gli atti discriminatori), e nipoti della paura dell’ “altro da me”.

(a cura di Francesca Fracasso)

lixi

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